Vulture : Una Viticoltura di Passione

Musto Carmelitano “Serra del Prete”

Il Vulture, per me, è passione pura oltre che rispetto e orgoglio per la mia Terra.

Durante il mio ultimo viaggio in Basilicata ho avuto la conferma che nel Vulture si fa il vino sempre più per passione.

Queste le cantine da me visitate :

- Musto Carmelitano
- Cantine del Notaio
- Vigne Mastrodomenico
- Eleano

Elisabetta Musto Carmelitano, titolare dell’omonima azienda sita in Maschito (PZ), mi porta in giro per i vigneti situati a Serra del Prete e Pian del Moro, tutti curati in modo maniacale.
Vigneti a conduzione biologica che esprimono nei vini lo sforzo e il lavoro condotto in vigna.

Musto Carmelitano “Pian del Moro”

Tra i vari assagi, interessanti le nuove annate 2010 di Serra del Prete e Pian del Moro che denotano ancora segni di gioventù e mancanza di affinamento, ma già esprimono profumi e persistenza di gran livello.

Con Gerardo Giuratrabocchetti, di Cantine del Notaio, ho fatto una lunga chiacchierata.
C’è una gran voglia di comunicare, di far conoscere questo vino….ovunque!
Bisogna partire tutti insieme valorizzando questa passione per il Vulture; c’è un tesoro, una grande professionalità e una grande passione di tutti i produttori da comunicare.
Lui ci crede…io anche!

Donato Mastrodomenico con la figlia Emanuela, di Vigne Mastrodomenico, mi portano nei loro 8 ettari di vigneto situati nel comune di Rapolla.

Vigne Mastrodomenico

Sentire parlare Donato dell’amore per la sua terra, di tutti i sacrifici fatti e con quanta convinzione ha “costruito” il suo sogno…non ha paragone!
Mi spiega in modo approfondito e mi fa toccare con mano i suoi vigneti illustrandomi caratteristiche e differenze di questo territorio.
Una piccola azienda che, tramite il supporto di Giuseppe (il figlio) ha anche investito sulla tecnologia scommettendo sulla tracciabilità della filiera attraverso il progetto “Farm to Fork

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Incontro Alfredo Cordisco, dell’Azienda Eleano, nella nuova struttura di Ripacandida che è in fase di ultimazione.

Nuova cantina di Eleano

E’ stata organizzata seguendo la metodologia di una grande azienda, ma non dimenticando la cura della materia prima e prestando particolare attenzione alla semplicità nell’ effettuare tutte le operazioni di cantina e alla tutela dei lavoratori.
La cura e il lavoro in vigna, di Alfredo, si ritrovano negli assaggi dei suoi vini tutti molto interessanti.
Mi ha colpito molto Eleano 2011, assaggiato da botte, un vino a cui sarà destinata la DOCG. Giovanissimo, ma che brilla già ora in eleganza, frutto e struttura.
Ottimo e di gran eleganza Ambra 2011, sempre campione di botte, ottenuto da una Vendemmia Tardiva di Moscato. Al naso sentori intensi di salvia, frutta candita e miele che si ritrovano nell’assaggio fine ed elegante, di lunga persistenza e mai stucchevole.

Questi sono alcuni dei personaggi del Vulture che, insieme a molti altri, lavorano con passione per la loro Terra e che credono nell’ Aglianico del Vulture che deve essere comunicato e fatto conoscere sempre più!

Si deve fare, si può fare e ce la possiamo fare….

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Chi sei? Cosa sei? Da dove vieni?

Qualche sera fa partecipo ad una cena con alcuni amici e conoscenti e una persona, conoscendo le mie origini e sapendo della mia passione per L’Aglianico del Vulture, mi dice : ” Davide devo farti assaggiare un vino che ha un ottimo rapporto qualità/prezzo, buonissimo e che ti piacerà molto!”.

Passa qualche minuto e si presenta con una bottiglia di Aglianico del Vulture (quella della foto) chiedendomi se avevo già assaggiato quel vino. Rispondo di no e verso il vino nel bicchiere e memore di ciò che mi fu insegnato nei vari corsi non leggo in modo approfondito le etichette per non farmi influenzare.

Il colore è rubino molto intenso, cupo e fitto. Inizio a farmi un’idea della zona di provenienza e intanto porto il bicchiere al naso che allontano subito a causa di un sentore intenso e non molto piacevole (a mio giudizio) che mi ricorda gli odori di una stalla.

Penso che la bottiglia sia stata appena aperta e lascio ossigenare un po’…attendo ma ahimè i sentori restano non puliti, vinosi e animali con qualche lieve accenno di frutta rossa.

Finalmente assaggio il vino, il suo ingresso è potente e deciso, persistenza un po’ limitata e tannino grossolano ben presente, bevibilità discreta.

Ora voglio capire chi è il produttore e se la mia idea di provenienza viene confermata, ma scopro che non è indicato nè il nome del vino e neppure il produttore! Inizio ad esaminare l’etichetta in modo più dettagliato e noto che nella parte anteriore c’è la menzione “Denominazione di Origine Controllata” e nella controetichetta “Denominazione di Origine Protetta”….vabbè a questo non ho dato importanza, ma quello che mi stupisce è la scritta ” Imbottigliato a Bardolino” senza essere citato “da chi” e “per conto di chi” !Ma non deve essere obbligatorio?

Infine chiedo il prezzo e mi viene detto che questo vino corposo costa solo € 3,90 presso un negozio alimentare locale e che va a ruba…credo che sia il prezzo più basso che abbia sentito per un Aglianico del Vulture!

Beh il mondo del vino è bello perchè vario e senza nessuna certezza anche se da questa esperienza l’unica vera certezza (o almeno ipotizzo)   credo sia  la provenienza di questa bottiglia…la famosa terra di Orazio.

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Cantine Del Notaio – Basilicata IGT Il Rogito 2005

Scommettiamo che…? (cit.)

Giusto o sbagliato, dal mio punto di vista,  conservare per anni (pochi o tanti) una bottiglia di vino è sempre una scommessa.

In fondo il vino è una sostanza viva e, come le persone, è imprevedibile il suo comportamento nel tempo. Certo ci sono tipologie di cultivar che danno vini più longevi, ma a causa di una serie di variabili, l’invecchiamento è sempre un’incognita.

Solitamente i rosati non sono adatti alla lunga conservazione anche se in questo caso Il rogito ha tenuto bene per ben 7 anni e la cosa mi ha sorpreso.

Colore preciso, un bel rosa carico come in gioventù. Nessuna tendenza all’aranciato e limpidezza eccellente.

I profumi non sono marsalati, anzi sono ancora percettibili i sentori di frutta rossa come mora e cicliegia avvolti da una leggera speziatura e da una nota balsamica.

In bocca prevale ancora una buona freschezza accompagnata da un tenore alcolico ben bilanciato. Retrogusto dolciastro,  ottima bevibilità che richiede una bella bistecca alla griglia con cui accompagnarlo.

Questa volta mi è andata bene….ho vinto la scommessa!

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La Tosa – Sorriso Di Cielo Cooli Piacentini DOC Malvasia 2009

Quando meno te lo aspetti arrivano le emozioni….

Ho ricevuto questa bottiglia dall’amico Riccardo Avenia (@RiccardoAv) durante uno scambio culturale di bottiglie e lo devo ringraziare veramente con il cuore.

Ti ritrovi difronte ad una bottiglia di Malvasia di Candia e la tua presunzione ti fa credere di imbatterti in un vino semplice appena colorato, con qualche leggero profumino aromatico e che in bocca sia scarno e di cui non ti ricorderai mai. Sbagliato!
Già il colore mi mette sull’attenti, un paglierino carico ben definito e intenso.

Lo avvicini al naso e inizi a viaggiare, i sentori persistenti di frutta matura e di agrume mi hanno portato all’interno di frutteti in cui soffia un vento leggero  che ti avvolge con la sua freschezza e i suoi profumi. Pesca e frutto della passione avvolgono queste note sensuali, suadenti, intense e aromatiche. Difficile allontanare il naso dal bicchiere, ma questi vortici setosi  ti conducono lentamente e piacevolmente ad assaggiare il nettare all’interno del calice.

Il sorso è soave, acidità ben equilibrata, armonica e ho avuto la sensazione di avere tra il palato e la lingua acini di uva, un frutto persistente aromatico e intenso. I profumi di pesca che si spostano dalle sensazioni olfattive a quelle gustative tramutandosi in un sapore agrumato di pompelmo rosa lungo e intensissimo. Difficile dimenticare!

L’equilibrio e l’armonia danzano elegantemente avvolgendo le papille gustative che ti regalano emozioni intense fino a farti sorridere beatamente….

“Il vino riempie l’anima di coraggio. Dove cresce la vite ivi è Sorriso di Cielo: ivi è sorriso di Uomo (cit. Platone)”

Grazie a Riccardo e a Sara (@fiordifrolla)

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Tenuta Annibale – ZAMA Rosso Salento IGP 2009

Siamo in Puglia nella provincia di Lecce, cuore del Salento, a pochi passi dal mar Jonio e più precisamente a Copertino.

Ho conosciuto questo produttore durante Autochtona 2011 e tra una chiacchiera e l’altra mi ha parlato della sua azienda lasciando per ultimo la parola ai suoi Vini e omaggiandomi di questa bottiglia.

Zama è ottenuto da uve Negroamaro 100%, vitigno tipico pugliese, raccolte su viti condotte ad Alberello pugliese ed affinato unicamente in acciaio e poi in bottiglia.

Il colore subito ti colpisce, rosso rubino intenso e brillantissimo quasi un diamante.

Profumi intensi oserei dire concentrati, terrosi, le note di frutta matura si fondono insieme alle note speziate che mi ricordano il rabarbaro e la liquirizia. Decise e persuadenti.

Al primo impatto scopri l’acidità e una leggera sapidità che lasciano dolcemente spazio alla morbidezza e a una bevibilità di tutto rispetto. Nessuna astringenza fastidiosa, discretamente persistente e un ritorno di sapori di frutta che si chiudono soavemente in un retrogusto mandorlato leggermente amaragnolo.

Un vino semplice e di facile approccio, un vino da bere che forse ti lascia subito spiazzato per i suoi profumi ricchi, ma al palato si rivela docile e scorrevole…

Buone bevute.

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Azienda Agricola Pietraventosa – Gioia del Colle

Ho avuto il piacere di conoscere Marianna, titolare dell’azienda, l’anno scorso a Terroir Vino a Genova e poi durante una degustazione tenutasi a Torino.

Marianna è una donna con un’energia immensa, voglia di crescere, di fare bene e sempre meglio, poi sentirla parlare della sua azienda, dei suoi circa 5 ettari di vigneti è veramente come ascoltare una favola.
Anche lei una vignaiola che ti racconta la vigna e la conduzione…difficile visto che c’è tanta roccia e poca terra!

I suoi vini sono molto caratteristici e particolari, quando li assaggi ti ritornano in mente le murge di cui avevi sentito parlare prima e ti chiedi come sia possibile trovasi difronte a un nettare così prelibato.

- Allegoria 2007 – Primitivo Gioia del Colle DOC
100 % Primitivo che regalano un vino molto fruttato con ricordi di ciliegia e prugna. Piacevole e semplice, un vino che ti accompagna per tutto il pasto.

- Allegoria 2008 – Primitivo Gioia del Colle DOC
Anche in questo millesimo i sentori fruttati e soprattutto la ciliegia la fanno da padrona. In bocca è più intenso e persistente del 2007, ma gioca sempre sulla sua semplicità e bevibilità.

- Ossimoro 2007 – Murgia Rosso IGT
Ottenuto da un blend di Primitivo(75%) e di Aglianico(25%) il suo colore è intenso, quasi impenetrabile. Profumi intensissimi e suadenti, soprattuto liquirizia e frutta matura che ti avvolgono e ti conquistano. In bocca l’Aglianico gli dona una buona potenza e intensità accompagnata dalla morbidezza e piacevolezza del Primitivo.

- Ossimoro 2008 – Murgia Rosso IGT
Annata più giovane, più intensi i sentori fruttati e leggermenti vinosi con un sottofondo speziato. In bocca è deciso e persistente, più acidità e una discreta percezione tannica che non guasta.

- Riserva 2007 – Primitivo Gioia del Colle DOC
Nasce da uve selezionate che crescono sulla Murgia. 100% Primitivo affinato per 18 mesi in barrique di primo passaggio.
Assaggiato in 2 occasioni, a distanza di 5 mesi, ho notato una netta evoluzione nei sentori di frutta, migrati in piacevoli profumi speziati mai invadenti. In bocca la nota legnosa è ben miscelata con la setosità e piacevolezza del Primitivo che regalano un nettare morbido, equilibrato e persistente…da berne una bottiglia intera.

Un’azienda da tenere in considerazione e la grinta di Marianna le permetterà di crescere in modo esponenziale.

Brava.

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Produttori, voi cosa fareste?

Vorrei capire…

E’ la vigilia di Capodanno e la sera avrò amici a cena, so che a loro piace il Barbaresco, quindi mi fiondo in cantina e tra le bottiglie trovo un Barbaresco di F.ll Cigliuti, Vigne Erte 2003 regalatomi qualche anno fa. “Ho fatto la scelta giusta!”, penso tra me e me.

Torno a casa, preparo il decanter, apro la bottiglia, con una sorta di emozione simile a quella di un bambino difronte ad uno dei suoi giochi preferiti, e appena avvicino il tappo, intatto, al naso resto stupito da un sentore intensissimo, appunto, di tappo!
Inizia la delusione, verso nel bicchiere e purtroppo anche il vino ha quello sgradevole sentore di tappo sia all’olfatto che al gusto. Peccato, ma insistente lascio la bottiglia aperta con l’intenzione di riassaggiare più tardi e vedere l’evolversi di quel terribile odore.
Dopo 1 ora buona  non è cambiato nulla e cerco di consolarmi pensando che comunque può capitare e ogni bottiglia è una sorpresa!
Cambio vino e mi sposto a Boca (NO) con Le Piane Boca 2004, sempre a base Nebbiolo, eccellente…ma questo è un altro discorso.

Decido di mandare una mail al produttore spiegando l’accaduto e chiedendo quale poteva essere la soluzione.

Ricevo una risposta che mi ha lasciato perplesso e di cui scrivo alcuni passi :

Purtroppo il tappo è sempre un dilemma. Noi spendiamo sempre di più nei
tappi in cerca della massima qualità, ma talvolta accade; il 3% non è
contestabile al fornitore. Quando una bottiglia sa di tappo appena
stappata, non migliora con i giorni, anzi l’ossigenazione fa si che anche
questo sentore si sviluppi ulteriormente.

Non ho più 2003, ma può trovare il 2008 Vigne Erte all’enoteca xy (nota enoteca di Torino di cui ometto il nome volontariamente)”

A questo punto vorrei sapere come vi sareste comportati soprattutto voi produttori.

E’ una risposta lecita che dovevo aspettarmi, oppure no?
Ho sbagliato io a mandare l’email non avendo acquistato direttamente dal produttore?

Vorrei capire…

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