Casa Coste Piane – Valdobbiadene Prosecco

 

Ho conosciuto Andrea (@primobicchiere) su twitter e mi è piaciuta subito la sua passione per il mondo del vino e il suo modo di affrontare tematiche varie legate alla degustazione e all’enologia. Vi consiglio di leggere il suo blog sempre molto aggiornato ed interessante.

Sono contento di ospitarlo nel mio blog e lascio spazio al suo racconto :

Voglio aprire  ringraziando Davide, il padrone di casa, che mi ha lasciato l’onore di scrivere sul suo blog, e si è sobbarcato l’onere delle boiate che potranno uscire da questo post 😉
Vabbè tralasciamo ora i convenevoli e concentriamoci su una piacevole degustazione.

L’estate inizia a bussare alle porte e il mercurio del termometro si è lasciato con scioltezza alle spalle i 30°. Quindi per una cena tra amici va da sè cercare in cantina qualcosa che possa soddisfare il palato ed attenuare l’afa appiccicosa.
Scartando a priori rossi alcolici (non è proprio questo il loro momento), opto per un Prosecco di Valdobbiadene di Casa Coste Piane, a fermentazione naturale.
Decido di lasciarlo a soggiornare per un breve periodo in frigorifero, non so se è vietato dall’ “etichetta” ma garantisco che ha avuto effetti positivi sui commensali. Anticipo poi le portate stappando la bottiglia che avrà così la duplice e riuscita funzione di aperitivo e accompagna-pasto.
Il Prosecco Casa Coste Piane ha un colore cinereo lievemente torbido che lascia andare profumi delicati, dove il lievito troneggia ma lascia posto anche ad un parvenza citrina e ad un floreale poco pungente.
Il perlage davvero fine in bocca diventa esaltante. Il liquido si muove setoso e carezzevole, come un massaggio rilassante per il palato, con una morbidezza che si fonde alla perfezione  alla freschezza beverina, regalando un sorso elegante, omogeneo ed invogliatore.
Un vin de soif da non farsi mancare per i prossimi numerosi aperitivi estivi e non solo.
Se non ricordo male la bottiglia è praticamente  finita prima dell’arrivo dei primi 😉

Ringrazio Andrea per il suo contributo esente da boiate 🙂 e spero di riospitarlo presto nuovamente su questo blog.

 

Immagine reperita sul web

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Tenuta Eleano – Basilicata IGT Moscato Ambra 2011

Ho avuto il piacere di conoscere Alfredo Cordisco di Eleano durante il mio ultimo viaggio in Basilicata e le sue parole sulla conduzione della cantina, sulla cura delle vigne e sull’ interpretazione del terrritorio mi hanno colpito molto.

Ci troviamo nel comune di Ripacandida (PZ), più precisamente nella zona di Pian dell’Altare, da tempo vocata alla produzione dei migliori Aglianico del Vulture. Qui Alfredo scommette, anche, su un altro vitigno: il Moscato.

La surmaturazione delle uve da origine ad Ambra, un vino che mi ha stupito ed emozionato. Lo avevo già assaggiato dalla botte e ne ero rimasto affascinato; riassaggiandolo dalla bottiglia, nonostante sia ancora un neonato, ha confermato le mie aspettative.

Colore ambrato luminoso con leggere sfumature che tendono al rosa antico, naso elegante piacevole con i suoi ricordi di profumi rosacei, di frutta candita e miele. Sentori lunghi e piacevoli, direi sensuali.

In bocca ha grande acidità, piacevolezza e complessità. Avvolge bocca e palato con  eleganza e fragranza mai stucchevole, ritorni di rosa e uva matura, preciso e persistente. Non si fa dimenticare!

Bevuto da solo o in compagnia magari accompagnato da qualche dolcino vi farà trascorrere un bellissimo dopo pasto e una piacevolissima serata.

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Vulture : Una Viticoltura di Passione

Musto Carmelitano “Serra del Prete”

Il Vulture, per me, è passione pura oltre che rispetto e orgoglio per la mia Terra.

Durante il mio ultimo viaggio in Basilicata ho avuto la conferma che nel Vulture si fa il vino sempre più per passione.

Queste le cantine da me visitate :

Musto Carmelitano
Cantine del Notaio
Vigne Mastrodomenico
Eleano

Elisabetta Musto Carmelitano, titolare dell’omonima azienda sita in Maschito (PZ), mi porta in giro per i vigneti situati a Serra del Prete e Pian del Moro, tutti curati in modo maniacale.
Vigneti a conduzione biologica che esprimono nei vini lo sforzo e il lavoro condotto in vigna.

Musto Carmelitano “Pian del Moro”

Tra i vari assagi, interessanti le nuove annate 2010 di Serra del Prete e Pian del Moro che denotano ancora segni di gioventù e mancanza di affinamento, ma già esprimono profumi e persistenza di gran livello.

Con Gerardo Giuratrabocchetti, di Cantine del Notaio, ho fatto una lunga chiacchierata.
C’è una gran voglia di comunicare, di far conoscere questo vino….ovunque!
Bisogna partire tutti insieme valorizzando questa passione per il Vulture; c’è un tesoro, una grande professionalità e una grande passione di tutti i produttori da comunicare.
Lui ci crede…io anche!

Donato Mastrodomenico con la figlia Emanuela, di Vigne Mastrodomenico, mi portano nei loro 8 ettari di vigneto situati nel comune di Rapolla.

Vigne Mastrodomenico

Sentire parlare Donato dell’amore per la sua terra, di tutti i sacrifici fatti e con quanta convinzione ha “costruito” il suo sogno…non ha paragone!
Mi spiega in modo approfondito e mi fa toccare con mano i suoi vigneti illustrandomi caratteristiche e differenze di questo territorio.
Una piccola azienda che, tramite il supporto di Giuseppe (il figlio) ha anche investito sulla tecnologia scommettendo sulla tracciabilità della filiera attraverso il progetto “Farm to Fork

Stazione Meteo

Centralina

 

 

 

 

Incontro Alfredo Cordisco, dell’Azienda Eleano, nella nuova struttura di Ripacandida che è in fase di ultimazione.

Nuova cantina di Eleano

E’ stata organizzata seguendo la metodologia di una grande azienda, ma non dimenticando la cura della materia prima e prestando particolare attenzione alla semplicità nell’ effettuare tutte le operazioni di cantina e alla tutela dei lavoratori.
La cura e il lavoro in vigna, di Alfredo, si ritrovano negli assaggi dei suoi vini tutti molto interessanti.
Mi ha colpito molto Eleano 2011, assaggiato da botte, un vino a cui sarà destinata la DOCG. Giovanissimo, ma che brilla già ora in eleganza, frutto e struttura.
Ottimo e di gran eleganza Ambra 2011, sempre campione di botte, ottenuto da una Vendemmia Tardiva di Moscato. Al naso sentori intensi di salvia, frutta candita e miele che si ritrovano nell’assaggio fine ed elegante, di lunga persistenza e mai stucchevole.

Questi sono alcuni dei personaggi del Vulture che, insieme a molti altri, lavorano con passione per la loro Terra e che credono nell’ Aglianico del Vulture che deve essere comunicato e fatto conoscere sempre più!

Si deve fare, si può fare e ce la possiamo fare….

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Chi sei? Cosa sei? Da dove vieni?

Qualche sera fa partecipo ad una cena con alcuni amici e conoscenti e una persona, conoscendo le mie origini e sapendo della mia passione per L’Aglianico del Vulture, mi dice : ” Davide devo farti assaggiare un vino che ha un ottimo rapporto qualità/prezzo, buonissimo e che ti piacerà molto!”.

Passa qualche minuto e si presenta con una bottiglia di Aglianico del Vulture (quella della foto) chiedendomi se avevo già assaggiato quel vino. Rispondo di no e verso il vino nel bicchiere e memore di ciò che mi fu insegnato nei vari corsi non leggo in modo approfondito le etichette per non farmi influenzare.

Il colore è rubino molto intenso, cupo e fitto. Inizio a farmi un’idea della zona di provenienza e intanto porto il bicchiere al naso che allontano subito a causa di un sentore intenso e non molto piacevole (a mio giudizio) che mi ricorda gli odori di una stalla.

Penso che la bottiglia sia stata appena aperta e lascio ossigenare un po’…attendo ma ahimè i sentori restano non puliti, vinosi e animali con qualche lieve accenno di frutta rossa.

Finalmente assaggio il vino, il suo ingresso è potente e deciso, persistenza un po’ limitata e tannino grossolano ben presente, bevibilità discreta.

Ora voglio capire chi è il produttore e se la mia idea di provenienza viene confermata, ma scopro che non è indicato nè il nome del vino e neppure il produttore! Inizio ad esaminare l’etichetta in modo più dettagliato e noto che nella parte anteriore c’è la menzione “Denominazione di Origine Controllata” e nella controetichetta “Denominazione di Origine Protetta”….vabbè a questo non ho dato importanza, ma quello che mi stupisce è la scritta ” Imbottigliato a Bardolino” senza essere citato “da chi” e “per conto di chi” !Ma non deve essere obbligatorio?

Infine chiedo il prezzo e mi viene detto che questo vino corposo costa solo € 3,90 presso un negozio alimentare locale e che va a ruba…credo che sia il prezzo più basso che abbia sentito per un Aglianico del Vulture!

Beh il mondo del vino è bello perchè vario e senza nessuna certezza anche se da questa esperienza l’unica vera certezza (o almeno ipotizzo)   credo sia  la provenienza di questa bottiglia…la famosa terra di Orazio.

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Cantine Del Notaio – Basilicata IGT Il Rogito 2005

Scommettiamo che…? (cit.)

Giusto o sbagliato, dal mio punto di vista,  conservare per anni (pochi o tanti) una bottiglia di vino è sempre una scommessa.

In fondo il vino è una sostanza viva e, come le persone, è imprevedibile il suo comportamento nel tempo. Certo ci sono tipologie di cultivar che danno vini più longevi, ma a causa di una serie di variabili, l’invecchiamento è sempre un’incognita.

Solitamente i rosati non sono adatti alla lunga conservazione anche se in questo caso Il rogito ha tenuto bene per ben 7 anni e la cosa mi ha sorpreso.

Colore preciso, un bel rosa carico come in gioventù. Nessuna tendenza all’aranciato e limpidezza eccellente.

I profumi non sono marsalati, anzi sono ancora percettibili i sentori di frutta rossa come mora e cicliegia avvolti da una leggera speziatura e da una nota balsamica.

In bocca prevale ancora una buona freschezza accompagnata da un tenore alcolico ben bilanciato. Retrogusto dolciastro,  ottima bevibilità che richiede una bella bistecca alla griglia con cui accompagnarlo.

Questa volta mi è andata bene….ho vinto la scommessa!

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La Tosa – Sorriso Di Cielo Cooli Piacentini DOC Malvasia 2009

Quando meno te lo aspetti arrivano le emozioni….

Ho ricevuto questa bottiglia dall’amico Riccardo Avenia (@RiccardoAv) durante uno scambio culturale di bottiglie e lo devo ringraziare veramente con il cuore.

Ti ritrovi difronte ad una bottiglia di Malvasia di Candia e la tua presunzione ti fa credere di imbatterti in un vino semplice appena colorato, con qualche leggero profumino aromatico e che in bocca sia scarno e di cui non ti ricorderai mai. Sbagliato!
Già il colore mi mette sull’attenti, un paglierino carico ben definito e intenso.

Lo avvicini al naso e inizi a viaggiare, i sentori persistenti di frutta matura e di agrume mi hanno portato all’interno di frutteti in cui soffia un vento leggero  che ti avvolge con la sua freschezza e i suoi profumi. Pesca e frutto della passione avvolgono queste note sensuali, suadenti, intense e aromatiche. Difficile allontanare il naso dal bicchiere, ma questi vortici setosi  ti conducono lentamente e piacevolmente ad assaggiare il nettare all’interno del calice.

Il sorso è soave, acidità ben equilibrata, armonica e ho avuto la sensazione di avere tra il palato e la lingua acini di uva, un frutto persistente aromatico e intenso. I profumi di pesca che si spostano dalle sensazioni olfattive a quelle gustative tramutandosi in un sapore agrumato di pompelmo rosa lungo e intensissimo. Difficile dimenticare!

L’equilibrio e l’armonia danzano elegantemente avvolgendo le papille gustative che ti regalano emozioni intense fino a farti sorridere beatamente….

“Il vino riempie l’anima di coraggio. Dove cresce la vite ivi è Sorriso di Cielo: ivi è sorriso di Uomo (cit. Platone)”

Grazie a Riccardo e a Sara (@fiordifrolla)

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Tenuta Annibale – ZAMA Rosso Salento IGP 2009

Siamo in Puglia nella provincia di Lecce, cuore del Salento, a pochi passi dal mar Jonio e più precisamente a Copertino.

Ho conosciuto questo produttore durante Autochtona 2011 e tra una chiacchiera e l’altra mi ha parlato della sua azienda lasciando per ultimo la parola ai suoi Vini e omaggiandomi di questa bottiglia.

Zama è ottenuto da uve Negroamaro 100%, vitigno tipico pugliese, raccolte su viti condotte ad Alberello pugliese ed affinato unicamente in acciaio e poi in bottiglia.

Il colore subito ti colpisce, rosso rubino intenso e brillantissimo quasi un diamante.

Profumi intensi oserei dire concentrati, terrosi, le note di frutta matura si fondono insieme alle note speziate che mi ricordano il rabarbaro e la liquirizia. Decise e persuadenti.

Al primo impatto scopri l’acidità e una leggera sapidità che lasciano dolcemente spazio alla morbidezza e a una bevibilità di tutto rispetto. Nessuna astringenza fastidiosa, discretamente persistente e un ritorno di sapori di frutta che si chiudono soavemente in un retrogusto mandorlato leggermente amaragnolo.

Un vino semplice e di facile approccio, un vino da bere che forse ti lascia subito spiazzato per i suoi profumi ricchi, ma al palato si rivela docile e scorrevole…

Buone bevute.

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